L'Università dei 50&Più di Roma

presenta

 

L'essere Altro

Incontro con il Dualismo

 

8 - 29 gennaio 2005

ore 18

 

Biblioteca Elsa Morante

Via Adolfo Cozza 7

Roma Ostia Lido

 

telefono segreteria mostra 06-68883294

 

Con il termine dualismo viene definita ogni dottrina che indichi due principi. Ad usarlo per primo fu Hyde, riferendosi all'antica religione persiana di Zoroastro e poi di Mani (zoroastrismo e manicheismo) che si fondava sull'eterno conflitto tra le divinità del Bene e del Male (o della Luce e delle Tenebre). Più tardi, il vocabolo fu applicato al dualismo metafisico di René Descartes fra sostanze materiali e spirituali, al quale Kant oppose il dualismo critico (tra fenomeni e cose in sé). 

Mentre il dualismo dei grandi filosofi svolge il tema spirito-materia, quello artistico si occupa del solo spirito (della mente, dell'anima) e da un punto di vista psicologico ne rappresenta il doppio; ovvero il pensiero superficiale (attraverso il quale si manifesta l'essere) e il pensiero nascosto (che è proprio dell'essere altro). "Ogni cosa può essere diversa da come appare", disse Alfred Adler. Davanti ad ogni cosa, affermano i dualisti, è importante chiedersi sempre che cosa c'è dietro quale potrebbe essere l'altro suo aspetto.

 

 

Il manifesto dualista - con i principi e le opere degli artisti che hanno aderito al Movimento - è apparso per la prima volta in internet nel gennaio del 2002, ed ha assunto sin dall'inizio un carattere internazionale. Elaborato da Vittorio Picciaccio Desole, il manifesto si rifà in parte all'ambiguità concettuale (anfibolia) di Aristotele e Kant e in parte, ancora seguendo la via del "doppio", alle teorie psicoanalitiche di Alfred Adler, secondo il quale "ogni cosa" può essere diversa da come appare". Attraverso la pittura e la scultura, il Movimento dualista afferma la naturale duplicità dell'essere umano.

In origine, sempre procedendo sulla via del doppio, il movimento dualista ha esposto oggetti d'uso quotidiano (macchine fotografiche, apparecchi telefonici, giradischi, ecc.) come fecero i dadaisti ma con l'intento contrario: non per opporsi alla civiltà industriale, ma per mettere in evidenza la "seconda vita" di quegli oggetti che, con l'uso e l'abitudine, inevitabilmente finiscono col non essere più visti e col perdere la funzione estetica.

Oltre al fondatore Vittorio Picciaccio Desole, i maggiori rappresentati del Dualismo artistico sono i francesi Yves Aubrymore e Daniel Hanequand, e gli italiani Roberto Bono e Giovanni Santoro.

 

    

Il significato dell’ombra. Il significato dell’altro. (dal pamphlet del Dualismo)

Agosto 2001

Seguimi. Il posto in cui ti conduco è stretto e intricato, lo conosci già e nello stesso tempo non ci sei mai stato prima. Quando ti ho catturato per la prima volta e tu hai deciso di seguirmi, probabilmente non pensavi di arrivare qui e sentirti a casa. E tuttavia se stai leggendo queste pagine non mi hai scelto a caso.

Ma adesso ci sei davvero, in questa aria fresca di montagna, trascinato nell’oscurità di una notte d’estate, stai inciampando su un terreno accidentato, senza riconoscere nulla. Scruti a destra e a sinistra, non conosci la strada, imbocchi un viottolo in salita circondato da abeti secolari, da case buie e piene di gente sconosciuta. Ti chiederai dove ti sto portando e perché ti ho condotto qui. Il personaggio principale di questa storia, di cui vorresti diventare intimo amico, è qui. Ma non ti sta aspettando.

Entra è una casa di montagna come tante altre. C’è silenzio, le stanze sono tutte al buio, è molto tardi, non si vede bene l’arredamento. Vieni pure avanti lungo questo corridoio, alla tua sinistra ci sono delle porte socchiuse, ma non sono quelle che ci interessano ora. Lasciati guidare invece dalla luce che proviene dalla tua destra.

Se hai qualche interesse per la pittura, è una fortuna che tu sia qui. La stanza ha un’aria…familiare. Le pareti sono semplicemente dipinte di beige. Vecchi e nuovi quadri ancora freschi d’olio sono appesi senza un ordine apparente. Un caminetto è acceso. Seduta davanti ad un cavalletto c’è una donna intenta a dipingere. Ha un’espressione riservata e di enigmatica malinconia e c’è qualcosa di vagamente misterioso nel suo nuovo quadro. La scelta del momento in cui intromettersi difficilmente poteva essere più opportuna,  ma lei  non ti vede,  tu sei la sua ombra.

L’orologio ticchetta dandole quasi fastidio. Gli ha dato sempre fastidio il rumore degli orologi. E’ quasi in imbarazzo, c’è qualcosa di nuovo in questo dipinto, qualcosa di diverso. Si alza, scruta fuori dalla finestra. Non si vede un granché: ombre di abeti e una mezza luna. Riguarda il dipinto e si rende conto che non deve far altro che mantenere un delicato equilibrio tra repulsione e attrazione. Ha avvertito la tua presenza, sa chi sei, ti vede riflesso nel quadro,  ma fa finta di nulla. D’altronde, cosa ti direbbe?

Ora è seduta davanti al camino riflettendo su tutto il suo lavoro. Che assurda quantità di tele e colori ha ammassato. Tutti riempiti della sua pittura ottusa e ordinata, così scontata e prevedibile.

Rimane seduta così per un tempo infinito, guardando di tanto in tanto questo nuovo dipinto. Osserva le sue dita abbronzate, ricoperte da residui di colore. Riconosce che non ha la più pallida idea di quel che contiene la tela e neppure di come la potrà intitolare, ma ormai sa che tu ci sei e che non andrai più via. Ripone così quadro e pennelli.

Quando si alza, scopre di essere incredibilmente stanca, con le gambe molli e la schiena che gli duole. Si trascina in camera e si lascia crollare sul letto. Le sue palpebre si chiudono, diverse parti del corpo sono intorpidite, già addormentate.

La mattina in realtà si accorgerà che ha dimenticato di spegnere il fuoco nel camino. Ma per la prima volta in vita sua dovrà riconoscere di essersi innamorata di te e della sua anima.

Cristina Madini 

 

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